Diritto di difesa e giusti toni per ricalibrare l’impegno politico

Silvio Berlusconi era riuscito nell’impresa, apparentemente disperata, di sottrarsi alla tenaglia dell’iniziativa giudiziaria contro di lui simultanea alla rottura dei finiani, e c’era riuscito sul terreno più difficile, quello dei rapporti di forza parlamentari. Leggi tutti gli altri interventi del girotondo Dite la vostra su Hyde Park Corner, Twitter o Facebook
10 AGO 20
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Silvio Berlusconi era riuscito nell’impresa, apparentemente disperata, di sottrarsi alla tenaglia dell’iniziativa giudiziaria contro di lui simultanea alla rottura dei finiani, e c’era riuscito sul terreno più difficile, quello dei rapporti di forza parlamentari. Di fronte a opposizioni che avevano fallito il disegno ribaltonista, si era aperta una prospettiva di stabilità della legislatura, da riempire di contenuti riformistici che comprendessero la giustizia ma non fossero completamente assorbiti da questa. Berlusconi ha commesso l’errore di concentrare la sua presenza pubblica solo su questo argomento, assumendo un atteggiamento ritorsivo che oscura la denuncia della persecuzione di cui è oggetto e che lo fa apparire invece come un persecutore dei giudici. Ha persino fornito pretesti per farlo passare come insensibile alle vittime del terrorismo nella magistratura.

Berlusconi ha diritto a difendersi
da quella che considera una campagna giudiziaria ispirata dalla politica anche in termini politici, ma deve azzeccare il tono e gli argomenti se non vuole che questo “eccesso verbale di legittima difesa” diventi controproducente, come sta palesemente accadendo. Il fatto che i provvedimenti per la ripresa economica, che saranno insufficienti ma che sono comunque qualcosa e vanno nella direzione necessaria, siano stati approvati in una pausa dei lavori parlamentari dominati dal processo breve, è un segnale di questo squilibrio nell’attenzione dovuta ai problemi e alla loro urgenza e gravità. Se è ancora in tempo per farlo, al presidente del Consiglio conviene ricalibrare il suo impegno personale, dedicandolo d’ora in poi soprattutto alla difesa dei cittadini, non alla propria come ha fatto, legittimamente ma in modo politicamente errato e soprattutto quasi esclusivo, nell’ultimo periodo.
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